Ritorna attivo, dopo un paio di mesi di silenzio, il blog della Cattedra. Questo semestre sarà dedicato in particolar modo ai ragazzi di Rovigo, non disdegnandosi, tuttavia, commenti dei colleghi ferraresi.
La questione che ha chiuso la lezione odierna, dopo l'excursus delle riforme che hanno favorito il passaggio dal codice Rocco all'attuale codificazione (meglio: all'attuale assetto normativo in materia processuale penale) è stata questa. Giusto processo e processo breve: leggi, riforme e proposte dettate dalla necessità di adeguare il sistema di leggi sul processo penale ai principi della Costituzione e delle fonti sovranazionali, CEDU in primis. Si tratta di realtà tra loro compatibili?
Stessa domanda, poi, si porrebbe in relazione all'attuanda riforma del codice, quella approvata dall'esecutivo il 6 febbraio 2009 e di cui abbiamo fatto cenno oggi a lezione, riferendoci all'introduzione delle ragioni di convenienza tra le cause di ricusazione del giudice e al nuovo volto dei rapporti tra PM e difensore (e tra PM e PG).
Un panorma frammentario, il nostro, che rispecchia - come acutamente ha sostenuto qualcuno di Voi - l'altrettanto frammentaria azione dei governi succedutisi nel corso degli ultimi decenni. Che cosa ne pensate, quindi? Quali soluzioni proporreste per - e uso ancora le parole di qualcuno di Voi - rendere il sistema del processo penale in questo Stato uguale a quello vigente nelle altre Nazioni occidentali (il riferimento, mi pare, era a Germania e a Stati Uniti, anche se su quest'ultimo ordianamento ci sarebbe da dire molto...)?
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