domenica 14 marzo 2010

Sull'istruzione in Italia e sull'apprendimento dei saperi fondanti la nostra identità culturale

Ho appreso con rammarico che diversi licei, in attuazione della riforma della scuola superiore, hanno diminuito il monte ore di alcune materie, ad esempio eliminando la storia dell'arte dal primo biennio, accorpando storia e geografia in un'unica disciplina, dedicando, così, a due materie il tempo che prima si dedicava a una. Sempre meno spazio al diritto che non viene introdotto nei corsi "tradizionali" e che viene eliminato da quelle che fino all'anno scorso erano alcune "sperimentazioni".
Il rammarico viene dal fatto che l'insegnamento, nella scuola superiore, della storia, dell'arte e del diritto, a mio avviso, è fondamentale per la comprensione della mentalità e dell'essenza stessa di una popolazione. La storia è la memoria di un popolo, l'arte è la sua espressione e il diritto è il modo che ha di darsi delle regole. Potremmo dire che la storia è il passato, l'arte è il presente e il diritto è la sicurezza di un futuro per una certa popolazione.
La diminuzione di ore non è la cura per una buona (ed economica, per i conti dello Stato) istruzione. Specie se a farne le spese sono i saperi che permettono ai nostri ragazzi di acquisire gli strumenti per capire se stessi, il proprio passato e per affrontare il futuro.

6 commenti:

  1. Che dire. Siamo alle solite. In un paese che dovrebbe cambiare e risvegliarsi d'impeto per salvare il salvabile, continuiamo a remare contro. Abbiamo raggiunto il fondo, ma continuiamo a raschiare, alla ricerca di qualcosa di ancora peggiore. Come se l'istruzione degli italiani non fosse già abbastanza precaria, continuiamo a demolirla.

    Credo che rientri in un piano di narcosi totale della popolazione. Finiremo, e qui richiamo quattro chiacchiere fatte stasera con un amico, a saper parlare solo di calcio e donne (si, più di quanto già non si faccia).

    Il mio è un pensiero del tutto negativo? No, non credo. Ritengo piuttosto che ci sia ancora speranza: il Paese, nonostante tutto, credo sia ancora vivo. E' solo assopito ed anzi, ne sono convinto, è in grado di svegliarsi. Lo farà solo col dialogo, proprio come si sta facendo su questo blog.
    Ecco perché sarebbe terrificante imbavagliare i blog ed il web in generale.

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  2. Sono d' accordo con Luca. Purtroppo non si può far a meno di addentrarsi nuovamente in un discorso con sottofondo politico. Credo che dietro queste riforme che sbandierano innovazione, economicità e presunta efficienza ci sia un disegno molto più subdolo della classe dirigente: non far sviluppare le menti dei giovani, privandoli degli strumenti per creare una propria capacità di critica che permetta loro di leggere e capire il mondo che li circonda.
    Eliminare la storia dal bagaglio culturale dei ragazzi significa avere future generazioni che ricadranno inesorabilmente negli errori del passato ( historia magistra vitae!) facendo sì che questi possano ripetersi senza che la sociatà se ne renda conto. Storia, letteratura e filosofia sono tutte materie che stimolano la nascita e la crescita di un pensiero personale e libero, ed è proprio questa libertà che spaventa. Un popolo ignorante, un popolo che non conosce i propri diritti, che non è abituato a riflettere su ciò che accade ma che passivamente si 'fa
    imboccare' dai mass media è molto facile da soggiogare (e qui ripeterei i miei precedenti post). La stessa cosa si può applicare alla scelta di eliminare il diritto; come le regole attualmente valgono solo per chi le rispetta, anche i diritti esistono solo per chi li conosce. Non aver percezione di ciò che ti è dovuto significa non poterlo ottenere. Tra l' altro, come se non bastasse la delegittimazione continua di coloro che cercano di far rispettare la legge, così si allontanano ancor di più i giovani da quel senso di giustizia che dovrebbero pretendere e che invece, già oggi, è visto come utopico.
    Per quanto riguarda la funzione dei blog temo possano essere un'arma a doppio taglio: sicuramente sono luoghi in cui è possibile sviluppare discussioni interessanti, ed ovviamente sono convinto che la libertà di espressione anche in questa forma sia fondamentale, tuttavia bisogna stare attenti perchè chi scrive non sempre ha la competenza per poter trattare determinati argomenti (non ci si può improvvisare tutti giornalisti, o giudici o medici ecc...).

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  3. Dimenticavo inoltre di ricordare tra le cause sopraccitate la volontà di certi governi di affossare la scuola pubblica in favore di un' istruzione gestita da istituti privati.

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  4. Sono stati toccati due discorsi diversi. Quello dell'istruzione e quello della funzione dei blog.
    Sotto il primo profilo mi sembra che siamo tutti concordi su un aspetto: è la buona istruzione che fa il buon cittadino. Fare economia sull'istruzione porta il cittadino a non avere contezza di se stesso.
    Sotto il secondo profilo, mi trovo concorde con Luca. Circa quanto dici tu, invece, Daniele, non credo che il blog (o qualunque spazio online che taluno può aprire per condividere contenuti) sia un arma a doppio taglio. Anzi... penso sia un ottimo strumento di diffusione di un'idea. Una volta c'era la piazza, oggi c'è internet. Poi, è vero: nessuno può improvvisarsi giornalista, medico, giudice o specialista di un qualunque sapere. E' però vero, credo, che non tutto quello che troviamo scritto sui giornali e detto ai telegiornali sia scritto da specialisti e immune da errori. Insomma, ritengo che il margine di inesattezze o di falsità sia fisiologico nella diffusione di informazioni. Ben venga, quindi, l'uso di strumenti quali blog o siti web che permettono, a chi ne abbia ancora, di esprimere, diffondere e condividere le proprie idee.
    Tornando al tema dell'istruzione, invece, vorrei trasmettervi quella che mi piacerebbe fosse, un giorno, l'immagine della scuola italiana. Un luogo in cui i ragazzi non imparano nozioni purchè siano, ma apprendono a ragionare, a chiedersi il perchè delle cose. Un mondo dove non sia importante il voto in sè e per sè, ma il risultato conseguito proprio in termini di metodo e di apprendimento(sembra una differenza sottile ma non lo è). Una scuola in cui insegnanti e studenti ritrovino il piacere di dialogare. Perchè senza dialogo non si va da nessuna parte, credo. Si finisce, come diceva Luca, per parlare solo di calcio o di veline.

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  5. Sono contenta che a scrivere determinate cose siano anche ragazzi giovani, come daniele e luca, ma purtroppo siete la minoranza... quella minoranza che approda all'università..
    scrivo dopo tre anni di insegnamento trascorsi tra istituti tecnici e istituti professionali (che sono la maggioranza rispetto ai licei)e ho toccato con mano il degrado della società italiana.. gente che bestemmia in classe, il cui unico valore è il jeans-diesel, la pastiglia e lo sbando del muretto-cocoricò etc etc
    Tutte queste "NON-RIFORME" della scuola passano così inosservate, perchè la società è in grande maggioranza una società che ignora il volore dell'istruzione perchè, sempre nella nostra triste Italia, l'istruzione non porta "schei"..c'è un'assoluto vuoto, si ineggia a mussolini dicendo che è stato un grande statista, si pulisce la sedia dove si è seduto un ragazzo di colore perchè è negro, gli ebrei sono ancora "sporchi"... questo è il degrado e il quadro si completa quando, a fronte di episodi così gravi, c'è il silenzio dei genitori.. a allora? cosa fare? lottare contro i mulini a vento? i professori in quei posti erano quasi tutti, come me, precari,dopo un pò ti stanchi di lottare, i presidi senza poteri perchè lo stato è sempre iper-protettivo nei confronti di questi ragazzi.. insomma, quello che voglio dire è che servirebbero sicuramente più ore di diritto e storia, ma servirebbe rieducare i genitori a fare i genitori, e forse, mandare quei leghisti che distribuiscono saponette anti-immigrati in quelle scuole, per capire che il gregge, senza un pastore, si disperde, e se il pastore ineggia all'odio razziale anche le pecore lo faranno..
    per concludere, non è tutto così, mio marito insegna al liceo e lì il piacere di dialogare c'è! e poi un piccolo appunto sulla storia dell'arte: l'unica cosa apprezzabile di questa NON RIFORMA è che sono aumentate le ore di matematica e fisica (a pare nello scientifico!), in un paese che ne ha un bisogno estremo (INSIEME ALLA CONOSCENZA DELLA COSTITUZIONE), un genitore di solito dice "mio figlio la matematica non l'ha mai capita..", diciamo un comodo giro di parole, per dire che non l'ha mai studiata..e il risultato è che siamo una Italia che non può più permettersi il lusso di certe lauree.. e di certe professioni.. e di certe industrie..e di certe posizioni di prestigio nell'economia mondiale.

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  6. Con il commento di Laura andiamo a toccare un ambito più ampio di quello dell'istruzione e cioè dei giovani. A me pare, in generale, che manchino loro dei modelli. Concordo: ci sono genitori troppo protettivi. La classe degli insegnanti, però, non è motivata e, quando lo è, perde entusiasmo a fronte di intoppi burocratici e di uno Stato che impedisce di insegnare perchè troppo preso a proteggere i ragazzi. Perchè, di fatto, è più comodo. Sì, è più comodo avere una generazione che cresce davanti alla tv e che non si interroga sui problemi. E' più comodo per il genitore che torna a casa dal lavoro molto tardi e per l'insegnante che vuole evitare di subìre il ricorso al TAR. D'altra parte, come diceva quel film, neanche troppo vecchio e passato sotto silenzio, "La Scuola", di D. Lucchetti, i ragazzi che studiano ci sono, ma sono un po' troppo scolastici. Cioè sono, di fatto, incapaci di vedere a che cosa serve una materia, di capire che anche dopo il compito in classe le nozioni acquisite potranno essere utili a qualche cosa. Me ne rendo conto anch'io, che fino a ieri ero studente e che in due anni di collaborazione con la Cattedra ho contato a centinaia le e-mail degli studenti che chiedevano sconti di programma, deroghe sulla possibilità di portare il programma, più corto, dei frequentanti entro un certo termine, appelli straordinari... e ho contato sulle dita delle mie mani gli studenti che hanno dimostrato un sincero interesse per quel che spiego, volendolo applicare anche oltre le aule, quelli che con la mente erano già fuori dalla facoltà, capendo che quello che stavamo facendo sarebbe servito a loro per crescere cittadini consapevoli. Va detto che il contatto con queste persone ripaga delle tante e-mail di chi vuole svicolare tra le pieghe di quel creditificio che è diventata l'attuale università italiana. E credo, cara Laura, che la scuola superiore non sia meglio, specie se andiamo a collocarci in contesti quali quelli da te descritti.

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