venerdì 23 aprile 2010

Vicende di precariato


E con il post di stasera, essendo giunto il week end, Vi consiglio un film, giusto per distrarVi un po': Generazione Mille Euro (2008), di Massimo Venier, con Alessandro Tiberi, Carolina Crescentini e con un fantastico Paolo Villaggio. Film commedia, della durata di un'ora e mezza circa, affronta un tema importante per le nuove generazioni: il precariato. Dice di sé il protagonista, laureato in matematica, con un dottorato di ricerca e un master in statistica, io sono un luogo comune, riferendosi al fatto di avere un lavoro che non gli garantisce un futuro, guadagnando poche centinaia di euro al mese, gran parte dei quali da spendere in affitto, bollette e riparazioni varie di una casa fatiscente, che cade a pezzi.
Un tema, questo, che esula dalla procedura penale, ma sul quale è sempre bene riflettere: stasera, al telegiornale, sentivo che dati statistici dimostrano come la maggioranza dei nostri giovani (dei nostri coetanei) svolga un lavoro che non permette l'accantonamento di contributi. Quella che nasce come un'eccezione, il lavoro a tempo determinato, con contratti precari (il vecchio concetto di parasubordinazione, insomma), ora è la regola
Tanti luoghi comuni, quindi, in giro per la penisola. Luoghi comuni, ognuno con la propria storia e la propria esperienza, che sicuramente meritano una riflessione in più.

3 commenti:

  1. Già,ormai va così da anni..
    non se ne viene fuori.Si dice che si deve studiare per garantirsi un futuro migliore,si legge sui giornali che in Italia il numero dei laureati
    è inferiore alla media europea ....poi però si scopre che in quasi tutti i rami si fa difficoltà a trovare lavoro.
    Nel nostro campo,come tutti sanno, il numero degli avvocati è in forte esubero..
    Per cui non so proprio cosa dire...

    RispondiElimina
  2. Caro XXX (ti darò del tu, come si conviene a un blog, anche se non so chi tu sia)... il problema nel nostro campo esiste eccome. Giusto oggi parlavo con un mio collega di dottorato che mi raccontava le difficoltà che sta incontrando nella preparazione dell'esame per l'accesso alla magistratura (che si terrà all'inizio di luglio); le difficoltà per l'esame di avvocato sono note ai più e se la riforma passerà saranno ancora maggiori... insomma, quasi come se qualcuno volesse mantenere una certa casta chiusa, impedendone l'accesso ai giovani. E con il non secondario risvolto della svalutazione delle nostre lauree in giurisprudenza. Se tanti si laureano ma nessuno accede alle professioni forensi significa - con un banale ragionamento logico - che la laurea serve a poco.
    Quindi, carissimo, anch'io non so proprio cosa dire...

    RispondiElimina
  3. Non c'è problema,puoi darmi del tu ovviamente.
    L'impressione mia è che se si vuole riformare l'accesso all'avvocatura,purtroppo si va proprio verso una direzione che favorisce una casta,o comunque un interesse collaterale
    che non è certamente quello di premiare la meritocrazia.
    A me manca poco per laurearmi,però ammetto che
    ho anche io l'impressione che gli anni che ho passato all'università
    per laurearmi,alla fine non mi daranno il risultato sperato.
    Non ne faccio una questione di colore politico,
    ma se l'accesso alle professioni forensi diventa sempre più complicato..
    beh allora forse viene meno lo sbocco naturale della laurea in giurisprudenza,
    e di conseguenza la laurea stessa non ha più molto senso.
    Mi chiedo quali siano i pensieri che passano nella testa di chi propone le riforme...mah!

    RispondiElimina